Questo posto mi sembra di conoscerlo

Da dove abito io, per andare a prendere il ponte di Williamsburgh, bisogna attraversare Long Island City. È un quartiere sulla sponda sinistra dell’East River, anche se l’abitato è un po’ all’interno e l’acqua non si vede. La strada che faccio in bicicletta è un lungo rettilineo, qualcosa come un miglio o giù di lì, appena appena in salita.

Ogni duecento metri si incrocia una perpendicolare, ogni quattro incroci si passa sotto un semaforo. È una zona tranquilla, ma non morta. C’è gente sui marciapiedi e un discreto commercio nei soliti negozi che si incontrano dappertutto: lavanderie automatiche, farmacie, ristoranti italiani e venditori di tacos.

 A un certo punto la strada si fa più ripida per superare una duna. Quando ci si arriva sotto, il cambio di pendenza avvicina la linea dell’orizzonte in modo che quello che si trova al di là del sobbalzo non lo si vede più.

Sulla destra, vicino all’ultimo incrocio prima del dosso, si vede una birreria, con i tavolini di legno e un signore che legge il giornale. Dalla parte opposta, in un negozio di frutta e verdura, una signora piuttosto anziana spinge un carrello della spesa con le rotelline, praticissimo per chi ha una certa età.

Sempre a sinistra, ma una decina di metri più avanti, sul filo della cresta, una chiesa di mattoni rosso scuri. Il tetto è dello stesso colore, con le pareti inclinate che sul davanti formano un angolo piuttosto acuto. Dal vertice di quest’angolo si alza un campanile, dell’identico materiale delle pareti fino alla guglia, che è di zinco chiaro ed è molto appuntita, slanciata e più alta, in proporzione, di quelle che si trovano nelle chiese romaniche delle nostre parti.

La prima volta che sono passato di lì, alla fine di maggio, ho alzato la testa e ho detto “Ah!”. Vuol dire che non mi sono meravigliato di trovarmi lì: in quel caso avrei detto “Oh!”.

Invece ho fatto “Ah!” perché quel posto lì l’avevo riconosciuto. Come quando vedi un amico da qualche parte e gli dici “Ah sei qui!” Quindi, se è vero che un po’ ti stupisci, non lo fai per aver incontrato qualcosa di sconosciuto, ma per il contrario.

Dopo quella volta, mi era rimasta della confusione in testa perché non avevo capito cos’è che avevo riconosciuto di preciso, tenendo anche conto che io in quel posto là prima non c’ero mai stato assolutamente. Non potevo, insomma, essermi sbagliato per una caduta della memoria. Poi per tre mesi non ci sono più passato e me lo sono dimenticato.

All’inizio di settembre mi sono iscritto a un corso serale di tedesco a NYU, tutti i martedì dalle 6 alle 8 e mezza. La strada che faccio passa da Long Island City e sale in cima alla collinetta con la birreria, il signore che legge il giornale, la donna anziana col carrellino e la chiesa rosso scura dal gran campanile slanciato.

La prima volta che ci sono ripassato l’ho di nuovo riconosciuto. E così anche la seconda e tutte le altre che sono venute dopo fino a martedì scorso compreso. Sempre la stessa sensazione senza nessun progresso.

Pensa e ripensa, credo di aver trovato la soluzione.

Non sono io che riconosco quel posto là: mai, in vita mia, sono stato in un luogo che gli somigliasse anche minimamente. Infatti passo di lì, lo riconosco, ma non mi viene da fare nessuno sforzo di memoria per ricordarmi dov’è che c’ero già stato e che doveva esser per lo meno somigliante alla strada di Long Island City con la chiesa in cima.

Non si può nemmeno dire che quella zona sia costruita in modo da evocare ricordi, così in generale. È un quartiere qualunque, di una modernità tipo IKEA, senza nessuna profondità all’indietro.

Allora l’unica spiegazione è che la strada col dosso, la chiesa, la birreria e il fruttivendolo, sono già stati. Sono fatti di materiali di ritorno: il riconoscimento, non è che glielo porto io quando arrivo in bici, sono loro che ce l’hanno già dentro, impastato con lo zinco del campanile e i mattoni della chiesa. Quel posto è riconosciuto. Come di un altro si dice, al contrario, che è sorprendente.

Ho l’impressione che il riconoscimento permei la zona e sono sicuro che anche a me, quando sfreccio davanti alla chiesa, c’è della gente che viene nell’altro senso, mi guarda e mi riconosce.

Comunque domani è martedì e vado a verificare.

 

Questo posto mi sembra di conoscerloultima modifica: 2013-10-15T05:39:00+02:00da mcodebo
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