Raddoppiarsi-Dimezzarsi

La segretaria del dipartimento dove lavorava M. era dimagrita di 65 chili. Solo due anni prima ne pesava 130. Era obesa alla maniera degli americani, che non si accontentano di ingrassare solo nell’addome e nelle natiche, ma si consegnano alla ciccia con un impegno totale. Da obesa, la segretaria, che per comodità qui prende il nome di Lucy, lo era nelle mani, nella fronte, nelle ginocchia, nel naso. Un velo omogeneo di grasso la ricopriva da capo a piedi.

Ma in due anni Lucy si era dimezzata. Passando da 130 a 65 chili, aveva abbandonato metà del suo essere.

Quindi i casi erano due: o prima lei era due persone in una o adesso ne era soltanto mezza. Questo era solo uno dei molti dubbi di natura ontologica generati dal rapido dimagrimento di Lucy.

Prendiamo l’anima, ad esempio. Se mezzo essere di Lucy se n’era andato, cosa aveva fatto l’anima nel frattempo?  Dopo aver goduto dell’agio che le dava quel corpaccione dove poteva star comoda, come si era adattata ad un ambiente, il corpo di Lucy dimagrita, dimezzatosi in così poco tempo? Si era ristretta anche lei, abbandonando una parte di sé? Perché se l’essere umano è unione di anima e corpo, se metà del secondo sparisce, dovrebbe succedere lo stesso anche a metà della prima. Ipotesi impossibile perché l’anima è una e indivisibile.

E l’inconscio? In un individuo di 65  chili era lo stesso che in uno di 130? E se era, come appariva logico, differente, quando si era verificata la rottura? Quand’era cambiato l’inconscio di Lucy, quand’è che lei era diventata una persona diversa? E alla fine del dimezzamento, le era rimasta la memoria di quello che era stata? I complessi e le angosce che certo le aveva causato l’obesità erano spariti completamente? Si svegliava al mattino completamente nuova, leggera non solo nel fisico ma anche nella psiche? Insomma, anche la sua personalità era dimagrita?

M. pensava che dalla storia di Lucy si poteva trarre l’ispirazione per un’esperienza ancora più radicale: prendersi un anno e mezzo per ingrassare fino al raddoppio della massa corporea. Considerato un peso di 75 chili come base di partenza, al quale aggiungerne 5 ogni mese (calcolo che gli veniva dall’ingrassare appunto di 5 chili, ogni anno, nel mese delle vacanze natalizie), gli sarebbero bastati quindici mesi per raddoppiarsi. Ma non appena raggiunti i 150 chili, avrebbe immediatamente iniziato una cura radicale, dieta, corse, yoga, per ritornare al peso iniziale, nell’arco, di nuovo, di quindici mesi.

Mese dopo mese, avrebbe annotato ogni minimo cambiamento fisico e psichico. Il più vago mutamento di stato d’animo sarebbe finito sulla pagina scritta. Così, alla fine, avrebbe potuto rispondere almeno a qualcuna delle domande suscitate dalla storia di Lucy.

Prima ci sarebbe stata la gioia di ingozzarsi, non di porcherie all’americana ma di ravioli, stoccafisso, cotechini, fritture di calamari, agnelli, cannoli, torte sacher, croissant, farinata…Avrebbe spostato la fibbia della cintura di buco in buco e comprato pantaloni di taglie sempre più grandi. Ginocchia e caviglie avrebbero iniziato a scricchiolare sotto il nuovo peso, il fiato gli si sarebbe fatto via via più corto, un crescente orrore sarebbe apparso sulle facce di amici, colleghi e parenti.

Poi di colpo, doppiato il capo dei 150 chili, sarebbe passato attraverso digiuni sfibranti, interminabili corse in bicicletta e bollenti saune, avrebbe piano piano stretto la cintura e indossato pantaloni di taglie ogni volta più piccole.

Sarebbe tornato quello di prima, ma solo dopo essere diventato il doppio, essere stato due persone in una, aver posseduto un’anima due volte più grande e vissuto con l’inconscio di un obeso.

A scriverne un libro, di una storia così, ne sarebbe venuto fuori un best-seller alla Moccia e lo avrebbero intervistato a Uno Mattina. Questo sul versante popolare, ma per l’insulto fatto al proprio corpo avrebbe anche discusso di body art con gli artisti d’avanguardia e tenuto una conferenza al DAMS.

Lo tratteneva la paura di perdere il controllo dell’esperienza. Dopo quindici mesi a ingurgitare illimitate delizie culinarie, ce l’avrebbe fatta a riprendere il dominio delle sue abitudini alimentari? Diventato ormai un ciccione nel fisico e nella mente, non avrebbe continuato fino a scoppiare, fino al crollo di fegato, cuore e reni nell’infarto definitivo?

Oppure al contrario, durante il dimagrimento, non gli si sarebbe incollato addosso l’inconscio del ciccione pentito, carico di sensi di colpa, non avrebbe cercato di punirsi con diete sempre più radicali, così da non fermarsi una volta tornato sui 75 chili e da proseguire in un delirio anoressico fino all’autodistruzione?

Forse era meglio lasciare tutto com’era sempre stato.

 

Raddoppiarsi-Dimezzarsiultima modifica: 2013-01-07T20:04:00+01:00da mcodebo
Reposta per primo quest’articolo
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

2 risposte a Raddoppiarsi-Dimezzarsi

I commenti sono chiusi.